Quanto dura una causa di nullità del matrimonio religioso? Tempi, fasi e aspettative realistiche spiegate da un avvocato matrimonialista
Dopo aver capito che cos’è la nullità del matrimonio religioso, quali possono essere i motivi e come inizia concretamente una causa, quasi sempre arriva la domanda più pratica di tutte:
“Sì, ma… quanto ci vuole?”
È una domanda legittima. Chi si affaccia a questo percorso spesso è già stanco: ha affrontato una separazione, magari un divorzio davanti al Tribunale di Verona, sta gestendo figli, lavoro, una nuova relazione. Pensare di aprire anche un processo davanti al tribunale ecclesiastico può spaventare.
La verità è che non esiste una risposta uguale per tutti. Ma è possibile farsi un’idea dei tempi medi, delle fasi principali e dei fattori che accorciano o allungano il cammino, così da avere aspettative realistiche e non promesse da dépliant.
Prima distinzione importante: il tempo “interiore” e il tempo “processuale”
Quando una persona entra nello studio di un avvocato matrimonialista e chiede “quanto dura”, in realtà sta parlando di due cose diverse:
- il tempo interiore: quanto ci vorrà per trovare pace, per rileggere la propria storia, per fare i conti con il passato;
- il tempo processuale: quanto dura, in termini concreti, una causa davanti al tribunale ecclesiastico.
Il primo è profondamente personale; non lo decide nessun giudice e nessun avvocato.
Il secondo, invece, possiamo provare a raccontarlo, sapendo che:
- ci sono fasi abbastanza ricorrenti;
- esistono forbici temporali orientative;
- ogni caso è, comunque, una storia a sé.
Le fasi di una causa di nullità e i tempi orientativi
Quello che segue non è un cronoprogramma garantito, ma una traccia ragionevole per chi ha bisogno di orientarsi. Immaginiamo il percorso ordinario, senza appelli e senza intoppi particolari.
1. Valutazione preliminare e decisione di iniziare
(da qualche settimana a qualche mese)
Prima ancora di parlare di “causa”, c’è la fase in cui:
- si prende contatto con un avvocato matrimonialista;
- si racconta la propria storia: come ci si è conosciuti, com’era il fidanzamento, come si è arrivati al matrimonio, cosa non funzionava già allora;
- si cercano di capire i possibili motivi di nullità.
Qui il tempo dipende soprattutto da te:
- c’è chi arriva con idee già chiare e, nel giro di poco, decide se procedere o no;
- c’è chi ha bisogno di più incontri, di pensarci, di confrontarsi anche con un sacerdote o con un accompagnatore spirituale.
In media, questa fase può durare da alcune settimane a qualche mese, prima ancora che il tribunale ecclesiastico “veda” la tua storia.
2. Redazione e deposito del libello, ammissibilità della causa
(qualche mese)
Quando si decide di andare avanti, l’avvocato prepara il libello, cioè la domanda formale con cui si chiede al tribunale ecclesiastico di aprire una causa di nullità.
Qui il tempo è dato da:
- raccolta documenti (certificato di matrimonio, eventuali sentenze civili, certificazioni mediche se rilevanti…);
- individuazione dei testimoni;
- scrittura del libello in modo chiaro e completo.
Una volta depositato, il tribunale deve:
- esaminarlo;
- verificare che sia ammissibile (competenza, presenza di motivi seri, chiarezza della domanda);
- comunicarne l’apertura all’altro coniuge.
Questa fase può richiedere, realisticamente, alcuni mesi (per esempio 2–4), a seconda dell’organizzazione del tribunale e del numero di cause pendenti.
3. Istruttoria: la fase che di solito richiede più tempo
(da circa 6 mesi a oltre 1 anno, a seconda del caso)
L’istruttoria è il cuore del processo. È qui che:
- vengono ascoltate le parti (i due ex coniugi);
- vengono sentiti i testimoni indicati;
- vengono raccolti eventuali documenti integrativi;
- possono essere disposte perizie (psicologiche, psichiatriche, ecc.) se necessarie.
I tempi dipendono da moltissimi fattori:
- quanti testimoni ci sono e quanto sono disponibili;
- se uno dei coniugi vive lontano o all’estero;
- se ci sono perizie, che richiedono a loro volta tempo per essere svolte;
- quanto è carico di lavoro il tribunale.
In casi semplici, con pochi testimoni ben reperibili e nessuna perizia, l’istruttoria può ragionevolmente chiudersi in circa 6–9 mesi. In casi più complessi, può superare l’anno.
È la fase in cui spesso le persone percepiscono di “non avere notizie”: in realtà il tribunale lavora, ma i tempi tecnici (convocazioni, calendari, verbali, pareri) non sono sempre visibili dall’esterno.
4. Discussione della causa e sentenza
(qualche mese dalla fine dell’istruttoria)
Chiusa l’istruttoria, si entra nella fase conclusiva:
- le parti (o i loro avvocati) possono presentare osservazioni finali;
- il difensore del vincolo (la figura che tutela, nel processo, la validità del matrimonio) formula il proprio parere;
- i giudici si riuniscono per la decisione.
Anche qui, tutto dipende dall’agenda del tribunale: per fissare e concludere la discussione possono volerci alcuni mesi. Una volta pronunciata, la sentenza va redatta per esteso, notificata, spiegata alle parti. È realistico immaginare che, tra la chiusura dell’istruttoria e il momento in cui si ha materiale la sentenza in mano, possano passare 3–6 mesi, a seconda delle circostanze.
5. E l’appello? E la Sacra Rota?
(altra “tranche” di tempo da mettere in conto)
Se una delle parti o il difensore del vincolo non è d’accordo con la decisione, può esserci un appello davanti a un tribunale ecclesiastico di secondo grado (e, in certi casi, si può arrivare fino alla Sacra Rota). Un grado di giudizio ulteriore significa, inevitabilmente, altri mesi o anni, a seconda del tribunale coinvolto e della complessità del caso.
Per molte persone, però, il cuore della domanda è:
“Quanto tempo ci vuole per avere una prima decisione?”
Con tutte le cautele del caso, si può dire che:
- alcune cause più lineari si chiudono entro 1–2 anni dalla presentazione del libello;
- altre, più complesse, con appelli o particolari difficoltà istruttorie, possono richiedere più tempo.
Diffidare, quindi, di chi promette tempi standard garantiti (“in 12 mesi sicuramente risolviamo”): ogni storia è diversa, ogni tribunale ha il suo passo.




